Will McClay parla delle scelte effettuate al Draft

Volevo scrivere un articolo con un parere finale sul draft e magari qualche spunto di discussione, cosa che farò o di cui comunque dibatteremo ampiamente la prossima settimana in un episodio speciale del nostro podcast True Blue Show, ma mentre facevo alcune ricerche mi sono imbattuto in questa intervista a Will McClay “Vice President of player personnel”, uno che le Draft Board dei Cowboys contribuisce a metterle insieme e che ha una voce importante nella stanza dei bottoni. Penso quindi che sia più interessante per ora dare voce a lui e magari ragioneremo su quello che dice (o non dice).

Ricordiamo intanto che i Cowboys alla fine hanno scelto 8 giocatori, 5 difensivi, due RB e una Guardia. In generale McClay si dice soddisfatto delle scelte effettuate, sono giocatori con le capacità di occupare diversi ruoli, creare competizione e migliorare l’intero roster, con la convinzione che la competizione migliora tutti.

Riguardo la scelta fra Hill e la Safeti Juan Thornhill pare non ci siano stati molti dubbi. McClay parte dalla convinzione che tutto cominci dalla Linea e migliorare quella significa facilitare il lavoro agli altri livelli. Lo stile di gioco di Marinelli è ad ondate e c’è bisogno di molti ricambi di qualità. Inoltre McClay mette molta enfasi sul rapporto creatosi tra Hill e Marinelli. Nonostante avessero un buon grado sulla Safety, ma le mosse fatte in free agency hanno lenito la necessità di sceglierne una al Draft. Inoltre sembra che le Safety disponibili non avevano un grade tale da giustificarne la scelta nei momenti in cui toccava ai Cowboys rinunciando ad un giocatore con un grade più elevato.

Riguardo il fatto che Hill non abbia giocato da starter nel suo ultimo anno McClay è breve e conciso “ha comunque giocato tanti snap quanti un altro qualsiasi starter”. Sulle varie “red flags” dice chiaramente che i Cowboys non mancano in preparazione e tutte le informazioni che hanno ricevuto, fossero di prima o di seconda mano, sono state riviste controllate, approfondite e affrontate con ogni diretto interessato. Grande importanza è stato dato al primo allenatore di Hill, quello Scott Frost (ora a Nebraska) che sotto Marinelli ha giocato e che conosce alla perfezione cosa Rod vuole da un giocatore e cosa un giocatore può ottenere in cambio, e qui il feedback è stato determinante. Oltretutto la prova provata che i problemi non fossero così gravi è proprio il fatto che comunque Hill ha giocato moltissimi snap, quindi on doveva essere considerato malaccio come giocatore e tutto sommato i problemi non dovevano essere così tanto gravi.

Pare non ci sia mai stata una vera intenzione di tradare per rientrare nel primo giro, specialmente mano a mano che passavano le scelte e i giocatori sulla board dei Cowboys rimanevano disponibili, nonostante un Jerry Jones visibilmente agitato.

A proposito di McGovern, McClay conferma il grade da tardo secondo giro e vederselo arrivare a quel punto del terzo è stato per i Cowboys un’occasione troppo ghiotta per rinforzare un reparto che il FO e il Coaching Staff giudica di vitale importanza.

La Safety tanto agognata dai fan è arrivata la sesto giro nella figura di Donovan Wilson. McClay spiega che lo stile “one-gap” della difesa dei Cowboys impone spesso 8 uomini nel box con una FS a cui viene data ampia fiducia per pattugliare il profondo. Questa FS è Xavier Woods, giocatore in cui i Cowboys hanno grande fiducia e in cui vedono un importante progresso. Wilson è una Safety con un gran fisico che i Cowboys pensano possa creare grande competizione nel ruolo “in the Box” con uno stile alla Chancellor per intendersi.

Tony Pollard, il RB scelto al quarto giro, è visto sia come possibile back up di Zeke che come giocatore che può dare una dimensione diversa all’attacco essendo un giocatore che può sfruttare gli spazi (a la Kamara), oltre a dare un contributo nei ritorni di calcio. Mike Weber è invece un giocatore tutto da sviluppare.

Il CB Michael Jackson da Miami è un profilo perfetto per quelle che sono state le richieste di Richard, alto e atletico può giocare interno o esterno ed è in grado di coprire i TE e i WR più corpulenti.

A proposito dei due pass rushers Joe Jackson e Jalen Jelks, McClay li vede entrambi come DLineman versatili, sicuramente possono giocare all’esterno, ma entrambi possono essere schierati all’interno. Jackson è stato scelto per la sua fisicità, mentre Jelks è sicuramente un progetto, ma quello che ha mostrato al Senior Bowl ha convinto il front office che era stato già allertato dagli scout della West Coast. Manca probabilmente di un po’ di velocità per poter essere un rusher puro, ma la possibilità di giocare all’interno lo rende un prospetto intrigante.

Sul fatto di non aver scelto un TE infine McClay si dice soddisfatto innanzitutto con quelli che abbiamo a roster, inoltre nessuno era valutato allo spot in cui si è presentata l’occasione di scegliere. I Cowboys comunque continueranno a monitorare la situazione dei tagli dalle altre squadre perché, spiega McClay, in pochi cercano un profilo di TE completo che sappia bloccare e ricevere, come vogliamo a Dallas, e le opportunità, se ce ne fosse bisogno si presenteranno anche fuori dal Draft.

Non resta a questo punto che aspettare i primi mini camp e vedere questi ragazzi insieme agli UFA che vengono firmati in questi giorni all’opera, pur essendo ben coscienti che solo in pochi si ritroveranno nel roster finale che comincerà la stagione regolare.

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