Mike McCarthy è il nuovo HC dei Dallas Cowboys. Aspetti positivi, negativi e il suo possibile “fit” nell’organizzazione (2° Parte)

Ci eravamo lasciati con le note positive sulla figura del nuovo HC dei Dallas Cowboys Mike McCarthy, vediamo oggi quelle che potrebbero essere le preoccupazioni e quelle che potrebbe essere il suo “fit” all’interno dell’organizzazione Cowboys.

Impossibile non partire da dove è terminata la carriera di McCarthy a GB, ossia con il suo divorzio da un QB che in diversi modi aveva reso pubblico il fatto di aver perso fiducia e rispetto nel suo Coach. Essendo McCarthy anche l’architetto dell’attacco di GB, non era possibile ovviare assumendo un nuovo OC, e se c’è uno che di sicuro non nasconde i propri sentimenti è Rodgers, che non ha mai mancato di sottolineare ad atteggiamenti e a parole il suo “disgusto” per certe chiamate. Non per gettare la croce su Rodgers, ma quando si ha a che fare con uno degli sportivi più forti della terra, in un ambiente quasi provinciale che vive della sua squadra NFL, non ci sono possibilità che qualcuno prenda le parti del Coach, e alla fine l’impressione è che lo stesso Coach abbia un po’ mollato gli ormeggi. Spesso un’organizzazione insisterebbe sul fatto che un Coach è più importante di un solo giocatore, ma quando il giocatore è un futuro hall of famer con diversi anni ad alto livello ancora da giocare, beh la scelta si fa praticamente da sola.

Nel 2017 i Packers cambiarono GM ed avviarono così diversi cambiamenti nello staff che molto probabilmente andavano fatti molto prima, dal licenziamento del DC Dom Capers a quello del Coach degli ST Shawn Slocum. Questo insistere nonostante i vari fallimenti nell’era post Super Bowl è sicuramente da imputare a McCarthy e, se da una parte la lealtà verso i propri collaboratori è una bella cosa, dall’altra è possibile che questo incancrenirsi sia stato causa di non essersi mai almeno giocati un secondo Super Bowl.

I problemi maggiori di McCarthy in fine di carriera a GB si possono riassumere in due punti:

1 – I suoi schemi di attacco hanno smesso di evolvere da un certo punto in poi, con gli avversari capaci di mettere a punto gli adattamenti necessari col passare del tempo e col passare delle free agency che riducevano il talento a disposizione. Si incominciava a dire che i giochi più brillanti erano farina del sacco di Rodgers che cambiava le chiamate (ad esempio la ricezione di Cook che ci ha eliminati nel 2016), e lo stesso McCarthy ha candidamente ammesso di aver messo da parte motions e combinazioni di tracce complementari oltre a accantonare spesso troppo presto il gioco di corse. Mc Carthy si è fatto carico di questa responsabilità e ha detto che l’anno sabbatico gli è servito per rianalizzare tutto ciò e convincersi a dare una bella rinfrescata a tutta la sua filosofia offensiva.

2 – Negli ultimi anni è venuto a galla un certo conservativismo che faceva sì che le sue chiamate perdessero di aggressività in situazioni in cui la squadra si trovava in vantaggio, contando su stop difensivi che poi non arrivavano. Esempi di ciò nei playoff del 2013,2014 e 2015.

E’ difficile chiamare McCarthy conservativo, ma ci sono stati momenti in cui si è accontentato, invece di affondare il coltello e perdere tre Championship, ed in particolare quelli del 2007 e del 2014 in cui GB aveva a disposizione occasioni d’oro, ha aiutato a creare questa nomea. Niente a cui non si possa porre rimedio per altro, e una nuova partenza dovendosi confrontare con un giocatore come Rodgers, la cui personalità mette senza dubbio in ombra il “resto del mondo”, aiuterà.

Dallas sembra a questo proposito la destinazione giusta, una squadra che ha bisogno di un deciso cambio di predisposizione e McCarthy con la sua voglia di accettare le sfide e navigare attraverso le avversità, potrebbe essere quello che ci vuole per cambiarne la mentalità. Il suo pedigree ci dice anche che potrebbe essere la persona giusta per accompagnare Dak Prescott nella sua parabola ascendente con tutte le difficoltà intrinseche nel diventare uno dei QB più pagati della Lega.

All’inizio pensavo che la volontà di controllo di McCarthy si sarebbe scontrata da subito con quella della Proprietà dei Cowboys, la conferenza stampa di presentazione ed il fatto che gli sia stata data mano completamente libera sulla scelta dello Staff, mi fa in qualche modo sperare che un cambio di rotta anche in termini gestionali sia possibile. Non voglio dirlo troppo in fretta però e per averne la certezza sarà meglio aspettare le prime conferenze stampa dell’Owner/GM direttamente negli spogliatoi mentre snocciola le sue opinioni sul Coach a pochi metri di distanza.

I Cowboys però hanno fatto un passo importante nell’abbandonare quella che è sempre un po’ la loro comfort zone di persona direttamente connesse alla Franchigia. Il Coach che negli ultimi 5 anni ha distrutto in due occasioni i loro sogni di gloria ha guadagnato la loro stima. Sono nozze che potrebbero essere fantastiche e portare ottimi frutti, ma meglio aspettare e capire come procede l’ambientamento in una Franchigia che per tanti motivi non è come le altre. Voglio essere ottimista e vedere questa assunzione come un ottimo segnale, McCarthy era probabilmente il miglior Coach a disposizione, anche se probabilmente non soddisfava tutti gli aspetti caratteriali che vuole JJ per poter continuare ad esercitare il suo potere. Ma se l’idea è quella di arrivare più spesso ai Playoff e vincere se possibile, McCarthy è uno avvezzo a certe situazioni e di conseguenza lo sono le sue squadre. Lo saranno anche i Cowboys ? Tra qualche mese ne sapremo di più.

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