L’ultimo capitolo nella storia di Tony Romo non è ancora stato scritto

Non ci sono serie, talent o reality che potranno mai pareggiare la carica di dramma e pathos attorno alle storie di sport, storie vere, che si scrivono da sole e che noi osservatori possiamo in qualche modo vivere dal nostro divano. Tendiamo generalmente a dividere in eroi e cattivi questi super atleti a seconda dei colori che vestono, speriamo sempre nel lieto fine, e vorremmo che il nostro eroe, o i nostri eroi, riescano sempre, seppur tra mille peripezie, a raggiungere quel traguardo di successo ed immortalità per cui sacrificano le loro vite. Per chi, come me, ama queste cose, è stata questa una settimana intensa ed emotiva, perché la storia del mio eroe, colui che ho sportivamente amato, con cui ho condiviso idealmente gioie (poche), dolori (tanti), non ha avuto il lieto fine che pensavo si meritasse.

Tony Romo non è certo un eroe di tutti, non lo è per chi tifa Cowboys, figuriamoci a livello globale, è perciò facile che in questi giorni vi sia capitato di sentire frasi del tipo “Romo ??? Vabbè dai oh, nemmeno si fosse ritirato Tom Brady”. E’ normale che ognuno abbia i suoi idoli, e difficile è da spiegare per quale motivo si scelga e si elegga a proprio, l’uno o l’altro. L’essere umano si innamora, ed è facile farlo dei Cristiano Ronaldo o dei Messi di questo mondo, più difficile spiegare quell’affetto e quell’empatia verso un Padoin qualsiasi.

La sostanza è che spesso ci sono atleti che crescono nel tuo DNA, in una maniera che gli altri non possono, o non riescono a comprendere. Non è questioni di Super Bowls, ma è questione di compiere insieme un percorso insieme, di averlo visto quasi timido su quella side line da ragazzo, di averlo visto buttato nella mischia, di aver vissuto al suo ideale fianco, i momenti tristi, gli intercetti, le palle scivolate di mano, gli insuccessi, e tutte le critiche e gli sberleffi che li hanno seguiti. E’ stato un giocatore che è stato al centro di tante polemiche, ma anche di tante speranze, la pietra angolare su cui si è sempre promesso e sperato che questa squadra crescesse e tornasse ad essere vincente. E nel profondo del mio cuore non ho mai smesso di sperare nemmeno per un istante, che sarebbe arrivato il giorno in cui avrei visto quel suo sorriso così solare, diventare uno sberleffo per tutti quelli che lo hanno sempre denigrato, proprio mentre alzava il suo primo Lombardi Trophy.

Martedì invece, tra un emozione che non so descrivere, ho vissuto il momento in cui il mio Eroe, si è dovuto arrendere all’evidenza del fatto che fosse arrivato il momento di passare lo scettro alla giovane superstar. Lo ha fatto in una maniera che ha reso orgogliosi tutti gli appassionati di sport, anche quelli che lo hanno sempre disprezzato o schernito, ma per quanto nobile e sincero, era evidente che quel messaggio nascondeva molto di più. Nascondeva una lotta interna che si giocava fra la razionalità e la voglia di non mollare mai. Lui avrebbe voluto ancora giocare, lui sente questa come la sua squadra, e quando si è ritrovato ai piedi dell’ultima salita, ha dovuto realizzare che non sarebbe più stato lui a guidarla.

E’ difficile se non impossibile capire davvero a fondo la vita di questi atleti, hanno carriere che spesso durano un battito di ciglia. Sono uomini che muoiono due volte, la prima professionalmente, la seconda come nella natura delle cose, e speriamo il più tardi possibile ovviamente. Ma in veste di “Romo Boy” non mi sento di dire che la morte professionale di Romo sia oggi. Ha solo fatto un passo indietro, ma ha giocato abbastanza a lungo a football da sapere che non ci sono certezze in questo sport, che le sorprese e i cambiamenti non sono partita dopo partita, ma addirittura gioco dopo gioco, e così come ora è stato messo “in ghiaccio”, domani potrebbe essere all’interno di un huddle.

Lo sport è romanzo lungo e pieno di colpi di scena, da qui alle 10 settimane che ci dividono dalla consegna del Lombardy Trophy, tanti possono essere ancora gli sviluppi, ma comunque vada, sono sicuro di non aver letto ancora la parola fine nel capitolo dedicato al mio Eroe.

 

Print Friendly, PDF & Email

8 Comments

  1. Reply Post By Max

    Grande articolo Roby da un altro Romo boy che alla stadio ha cantato :
    Che c’è frega di Ronaldo noi abbiamo a Padoin.

  2. Reply Post By Marcello Rodi

    Romo non è Brady, e meno male!
    Tony è vicino a molti di noi proprio perché non è un superman infallibile, ma un ragazzo qualunque capace di fare grandissime cose come di perdersi in un bicchier d’acqua proprio come chiunque.
    Ammirare Brady è la cosa più facile di questo mondo, ma per amare Romo occorre essere un po’ speciali ed avere una grande empatia per comprendere cosa significhi perdere, cadere e poi rialzarsi.
    Non ho mai avuto una seconda squadra preferita, sono sempre stato un die hard fan, ma se Tonino dovesse emigrare suo malgrado la mia anima sarebbe divisa tra i ‘Boyz e Tonino.
    Spero con tutto il cuore che un giorno possa avere l’anello che ha pienamente meritato tirando quasi da solo la carretta per tante stagioni.

  3. Reply Post By Prime Time

    Probabilmente Tony Romo non sarà il “mio eroe”, ma io di sicuro sono un “Romo boy”!!! Lunga vita (sportiva e non) al nostro Tonino.

  4. Reply Post By azazel

    Avrei preferito finisse con un intercetto con il solito strascico di simpaticissimi e divertentissimi meme e tweet e commenti social, piuttosto che così…ma forse non è ancora finita: qua o altrove e magari un giorno da coach, per sempre RomoBoy, nelle gioie e nei dolori.

  5. Reply Post By azazel

    Dimenticavo “originalissimi”

  6. Reply Post By Giampi

    Grande articolo, anche io sono orgoglioso di appartenere alla famiglia dei Romo’s boys. No retreat, baby, no surrender (cit.)

  7. Reply Post By Mark

    Dopo gli anni di Aikman e le svariate vicissitudini nel ruolo di QB, Romo è stato nel bene o nel male l’anima dei Cowboys che piacesse o meno ed è stato quello che più ci ha portato a sperare / credere di poter arrivare in fondo: dispiace che stia finendo così, anche se la corsa al SB è ancora lunga e come detto ogni gioco è qualcosa di diverso e non si sa mai.
    Mi auguro comunque resti con noi anche se la sua voglia e il suo spirito proveranno a portarlo altrove per tentare di nuovo la grande corsa…

  8. Reply Post By Luke

    Qualcuno mormora Denver…credo comunque che prima di appendere caschetto e protezioni al chiodo voglia avere un’ultima chance ed è giusto così. D’altronde la storia di tutti i QQBB di medio-alto livello dice questo. JJ dovrà ancora attendere penso prima di averlo nel coaching staff… In bocca al lupo Tony!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.