La solitudine dei numeri singoli

I tempi cambiano “i bimbi crescono e le mamme imbiancano” recitava una vecchia canzone. In questi ultimi tempi mi sono soffermato a riflettere sull’ineluttabile scorrere del tempo. Ovvio affermare che la cosa è decisamente fastidiosa ma al contempo foriera di nuove opportunità.  Altrettanto ovvio che nonostante il mio impegno non sono giunto a nessuna conclusione.

Esco un attimo dal seminato, abbiate pazienza, vi ricordate Dan Peterson? Monumento d’uomo e allenatore nonché commentatore e giornalista sportivo. Nel corso delle sue telecronache, specie quelle di pallacanestro, riusciva a dare sempre informazioni utili e interessanti sull’aspetto del gioco e non. Inoltre aveva una sorta di onestà intellettuale che ho sempre ammirato, tale per cui, riusciva a dire tutto e il contrario di tutto in merito ad un argomento specifico. L’esempio migliore che mi sovviene fu durante una partita tra 76ers e Bucks se non erro, nella quale demonizzò un giocatore che riteneva assolutamente inutile e inadatto, peccato che quel giocatore di cui non ricordo il nome, giocò una partita esemplare sia a rimbalzo che in marcatura. Alla fine della suddetta partita il nostro Dan, ammise che doveva rimangiarsi tutto. Per ora lasciamo qui questa parentesi, ci ritorneremo.

Il 21 Aprile 2021 la NFL ha accettato la proposta di concedere l’utilizzo dei numeri ad una cifra anche a tutta quella schiera di giocatori che eravamo abituati a vedere in doppia cifra sulla casacca.

Nel mio immaginario da fan del football, non ché da italiano affezionato alla maglia e alle bandiere, ho sempre mal digerito lo spirito “imprenditoriale” dello sport americano. Il loro pragmatismo nel passare da un giocatore all’altro nel nome del bene della squadra e del salary cap, l’ho sempre vista come una chirurgica dissezione tra corpo e anima. Ricordo l’introduzione del tetto salariale che da ragazzino quale ero, trovavo a dir poco riprovevole e portatore di grandi sventure per i miei amati Cowboys. Passato qualche anno però dovetti ricredermi e con qualche anno intendo un lungo periodo imprecisato nel quale crescendo in età, esperienza e sportività, arrivai a addirittura ad amare questo calmiere economico.

Insomma, durante tutta questo mio rapporto d’amore con questo sport, ho dovuto assistere e subire, numerosi cambiamenti. Arriviamo così a quest’ultima ed ennesima certezza distrutta, ovvero il cambio dei numeri.

Ma ditemi voi se è mai possibile ?! Uno si abitua a credere che un RB non è un RB se non ha il 33, che un LB non è un LB se non ha il 55, e un Punter non è tale se non indossa il n°1, tanto e a tal punto da idolatrare questa regola dei numeri per ruolo e attribuirgli una connotazione quasi mistica. Ho sempre creduto che un giocatore passando dal college al professionismo, ricevesse il suo imprimatur di maturità con l’onore di poter indossare uno di quei numeri che appartengono al gotha sportivo. E invece ? Il 21 Aprile decidono di cambiare tutto ?!…No ! Perdonate lo sfogo ma in quel momento ho pensato che fosse una grande fesseria.

Non parliamo poi del fatto che subito una valanga di WR, DB e LB, si sono precipitati a cambiare n. di maglia e a twittare stupidaggini in tal proposito, come se fosse la cosa più importante del mondo. Avrei voluto dire a costoro: “Non pensate a tutti quei Fans che hanno comprato la vostra maglia con il tal numero e ora si ritrovano con un cimelio ? Signori non si fa così !”

A questo punto mi sono andato un po’ ad informare su come fosse questa legislazione numerica e scopro che in verità questa è una pratica che continua dall’alba dei tempi. In effetti il football è fatto di così tante regole e regolette che di stagione in stagione ci danno di che discutere, per cui anche la numerazione è logico pensare che rientri in questo ambito.

Con questa nuova regola, sia il football scolastico, universitario e professionistico sono attualmente giunti ad un grossolano riallineamento, che riassumo a seguire in una comoda tabella.  

Partiamo dal regolamento NCAA che per struttura, sia economica che organizzativa, è quella che detta un po’ le regole. Esso recita che per i soli giocatori offensivi, non si menzionano giocatori difensivi, è “raccomandato” l’uso dei numeri sopra riportati. Di fatto il regolamento della Federazione Nazionale delle Associazioni statali superiori, scimmiotta il regolamento NCAA, con l’unica variante che la “raccomandazione” è molto meno coercitiva. Il motivo è presto detto, per quanto riguarda le scuole superiori, viene rispettata la tradizione e le difficili situazioni economiche e organizzative che alcuni istituti si portano spesso appresso. La cosa mi ha fatto sorridere ripensando a quando mi iniziai alla pratica di questo sport. I nostri motivi erano in primis di natura economica, mentre per quanto riguardava la tradizione, era quella che chi aveva messo i soldi per le maglie, non conosceva minimamente di cosa si stesse occupando. Così un ragazzo di 14 anni e 50kg bagnato, si vide consegnare una maglia con il N.60 solo perché era la più piccola che c’era. Bei tempi quelli !

Ma tornando ai regolamenti. Per quanto riguarda la NFL c’è molto da dire dagli albori ad oggi. Si pensi che prima degli anni 20 era difficile vedere giocatori con numeri di maglia superiore al 25, in quanto la limitazione del roster era a 22 giocatori che per ovvie ragioni, spesso giocavano attacco e difesa.

Nel corso degli anni 30 e 40 il cambio da una formazione ad ala singola ad una formazione a T, fece sì che molti giocatori si portassero dietro i loro numeri di maglia a prescindere dell’evoluzione del proprio ruolo, sia singolo che doppio. Così, di anno in anno fino al 1952, la standardizzazione NFL divenne informalmente quella universitaria, ovvero 1-49 per tutti i Back e 50-89 per gli uomini di linea.

Il rimescolamento delle carte lo si ottenne nel 1950 quando l’allora AAFC nata negli anni 40, si fuse con la NFL. La AAFC adottava numerazioni diverse con QB che andavano dal 60-69. FB, 70-79. HB,80-89. END 50-59. T,40-49. G, 30-39. C, 20.29. Questi giocatori portarono con loro i propri numeri, generando una notevole confusione.

Altro tassello importante si ebbe nel 1960 con la nascita della AFL che fino al 1969 fece concorrenza alla NFL. L’AFL, che adottava grosso modo lo stesso criterio di numerazione della NFL, era una lega più improntata al gioco offensivo e moderno con molti ricevitori e questo portò un notevole incremento del numero di giocatori in quel ruolo.

Si arriva così al 1979, con la prima delle 5 importanti variazioni numeriche.

La prima con la concessione ai DL di indossare la gamma dal 90 al 99 e ai C da 60 al 79. Nel 1984 fu la volta dei LB con la gamma dal 90 al 99. Nel 2004 ai WR si concesse la gamma da 10 a 19. Nel 2010 ai DL quella dal 50 a 59 ed in fine nel 2015 per i LB quella dal 40 al 49.

I motivi di questi cambiamenti in realtà sono tutti piuttosto logici e sensati. Uno dei problemi maggiori è e resta il fatto che le squadre ritirano i numeri di maglia ai loro più grandi e rappresentativi giocatori, leggasi per le modifiche del 1979 e del 2004. Questo porta a restringere la gamma dei numeri a disposizione fino, come potrebbe succede per alcune squadre, a restare senza numeri da poter dare ai propri giocatori.

Le modifiche del 1984 e del 2010 e 2015 ad esempio, sono da addebitare più alla metamorfosi del gioco stesso, in quanto passando ad una difesa con 3 o 4 LB le squadre avevano anche più giocatori in tale posizione, così anche l’intercambiabilità tra DL e LB ha creato una zona di sovrapposizione e abbondanza di giocatori.

Così come per il salary cap, anche questa volta mi sono dovuto ricredere. Quello che inizialmente pensavo fosse solo un capriccio in nome dello spettacolo e del business, è invece del sano e cinico pragmatismo.

Vi ricordate Dan Peterson ? Bene ! Mi rimangio tutto quanto il numero basso è cool! E per inciso, la mia ultima partita l’ho giocata con il 10 a CB: ”Mamma butta la pasta !”

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One Comments

  1. Reply Post By Fulvio Cavicchi

    Bah, per me l’unica regola valida è quella che viene usata in High School e nel Football europeo: dal 50 al 79 sei ricevitore ineleggibile, per gli altri tutto libero.

    Infatti nei miei Alligators Rovigo ho il QB che gioca col #42 (che è sempre la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto).

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