I Dallas Cowboys del 1977

Nella stagione del 1977 i Dallas Cowboys ottennero una vittoria in più rispetto all’11-3 dell’anno precedente. Ma una sola vittoria in più in classifica non fa capire il reale salto di qualità che Dallas ebbe sia in attacco che in difesa nella strada che doveva portare il Team alla vittoria nel Super Bowl XII contro Denver (il secondo nella storia della franchigia).

Un piccolo gioco di indovinelli sulla NFL ci aiuterà a capire il vero valore di questi miglioramenti.

La domanda numero 1 è: Cosa hanno in comune Walter Payton, Chuck Foreman e Otis Armstrong ? La risposta è semplice, si, tutti e tre furono grandi running back della NFL e sì, tutti e tre correvano più di mille yard a stagione negli anni 70. Ma la risposta corretta invece è che tutti e tre furono fermati dalla Doomsday Defense di Dallas nelle successive gare della post season del 1977. Dallas iniziò i playoff giocando contro Walter Payton e i suoi Bears che si erano guadagnati l’accesso ai Playoff grazie a un record di 9-5. Payton aveva corso per 1852 yard in stagione e Chicago vantava il miglior gioco d’attacco sulle corse. Contro Dallas Payton trovò tutte le porte sbarrate guadagnando solo 60 yard e Dallas vinse 37-7.

La settimana successiva, nel Championship Game, i Cowboys affrontarono i Vikings di Foreman. Anche Minnesota vantava un record di 9-5 e avevano battuto i Rams nell’altra partita di Playoff con Foreman protagonista. Aveva guadagnato 101 yard su corsa in quella partita e 1112 yard in regular season. Ma contro Dallas anche i Vikings sbatterono contro un muro. Foreman fu limitato a sole 59 yard. Dallas si impose 23-6.

Nel Super Bowl, ad Armstrong andò anche peggio. Aveva passato tutta la stagione combattendo contro un infortunio ed aveva corso per un totale di sole 489 yard mentre l’anno precedente ne aveva guadagnate 1008. Era comunque riuscito a portare i Denver Broncos al Super Bowl e ne rappresentava ancora l’arma più pericolosa.

I Cowboys lo fermarono a sole 7 portate per 27 yard e si imposero passeggiando per 27-10.

Né Payton, Foreman o Armstrong segnarono in quelle partite. Non solo, Dallas in tutta la post season non subì alcun touchdown su corsa fino al secondo tempo del Super Bowl con un punteggio ormai acquisito di 27-3

L’anno precedente la difesa era stata buona ma non così buona  Uno dei motivi che portò a tali miglioramenti fu sicuramente lo spostamento di Randy White da linebacker a Defensive Tackle. White si trovò immediatamente a proprio agio in quel ruolo e insieme a  Harvey Martin, Jethro Pugh e Ed “Too Tall” Jones formò una delle linee di difesa più impenetrabili della storia. White insieme al linebacker Bob Breunig riportarono la “Flex Defense” di Landry agli standard ottenuti durante il campionato del primo Super Bowl vinto nel  1971. Landry aveva introdotto la “Flex Defense” negli anni 60 per fermare le corse avversarie e si dimostrò estremamente efficace contro il preponderante gioco di corso usato negli anni 70. Due linemen prendevano posizione diverse yard lontani dalla linea di scrimmage, ciò permetteva loro di leggere e reagire prontamente sul flusso della corsa mentre gli altri linemen tenevano impegnati i bloccatori. Landry era l’unico coach ad usare questo tipo di difesa e ciò causava dei seri problemi agli avversari che dovevano affrontarli. I Bears, i Vikings e i Broncos se ne accorsero durante quella postseason.

Nel 1977 Dallas fu la migliore della NFC per yard concesse su corsa (solo 117,9 per partita) e la migliore di tutta la le lega per yard totali concesse (229,5 a partita). Contro questa difesa, i poveri Broncos, i quali arrivarono al loro primo Super Bowl più per la forza della loro difesa denominata “Orange Crush” piuttosto che del loro attacco, riuscirono a guadagnare solo un totale di 156 yard in tutta la partita.

La domanda n. 2, invece, è questa: Cosa hanno in comune Steve August, Tom Lynch, Terry Besson e Pete Cronan ? La risposta è: furono i quattro giocatori scelti da Seattle nel draft del 1977 con le quattro scelte che Dallas cedette loro in cambio della seconda scelta assoluta. Grazie a questo scambio i Cowboys presero il running back Tony Dorsett dall’Università di Pittsburgh grazie al quale divennero uno degli attacchi più forti dell’intera lega. Nella sua stagione da rookie, Dorsett, guadagnò 1007 yard e diede a Dallas quella velocità nel backfield che era mancata negli anni precedenti. Nel 1976 il running back dei Cowboys era stato Doug Dennison che aveva portato a casa solo 542 yard in tutto il campionato.

Nel 1977, Dallas finalmente ebbe tutti gli ingredienti per completare il proprio attacco. Roger Staubach, un quarterback tanto cauto quanto esperto, guidava con padronanza l’innovativo sistema “shotgun” che Tom Landry aveva rispolverato; Drew Pearson e Golden Richards due eccellenti sprinter nel ruolo di wide receiver; Billy Joe DuPree, un tight end dalle ottime mani e buona velocità; Preston Pearson, un running back molto esperto nelle ricezioni sui terzi down; Robert Newhouse era l’altro piccolo runner che affiancava Dorsett e, naturalmente Tony Dorsett (TD) stesso.

Già dalla metà degli anni 70 le difese avevano preso il sopravvento sugli attacchi così si penso di modificare qualche regola per favorire il gioco aereo e quindi lo spettacolo. Nel 1977, ai difensori venne consentito di toccare il ricevitore avversario solo una volta nel corso di ogni azione e ai defensive linemen fu proibito di colpire il casco dell’avversario che cercava di bloccarli. Questi cambiamenti non servirono. I punti segnati in tutta la NFL fecero registrare il numero più basso dal campionato del 1942.

L’attacco dei Cowboys si adattò meglio degli altri alle nuove regole. Solo Oakland riuscì a segnare più punti di Dallas (24,6 media punti a partita). Quell’attacco, insieme a una ringiovanita “Flex Defense” fecero di Dallas la regina della NFL. Vinsero le prime otto partite nonostante Landry limitò l’impiego di Dorsett finchè non lo vide a suo agio con l’intricato playbook di Dallas. La più impressionante di quelle prime partite fu quella casalinga del 16 ottobre contro i Redskins. In quella partita i Cowboys non poterono essere più perfetti. L’attacco di Dallas realizzò un totale di 433 yard mentre la difesa distruggeva l’attacco di Billy Kilmer. Washington realizzo un totale di 1 yard su passaggio e una media di 1,7 yard di guadagno per giocata. Dopo le prime otto vittorie, i Cowboys, accusarono due sconfitte, entrambe fuori casa, a St.Louis (24-17) e a Pittsburgh (28-13). Ma completarono la regular season con altre quattro vittorie consecutive compresa quella contro Denver nell’ultima giornata per 14-6.

Ma veniamo al Super Bowl. Dorsett realizzò all’inizio un TD su una corsa da 3 yard ed Efren Herrera calciò un paio di Field Goal dando a Dallas un vantaggio di 13-0 fino all’intervallo. Nel secondo tempo, il wide receiver di riserva, Butch Johnson realizzo un TD da 45 yard con una splendida ricezione in tuffo con la punta delle dita. I Broncos sembravano letteralmente inermi nelle mani della Flex Defense di Dallas e pagarono anche il loro primo impatto con l’atmosfera di una finale. Randy White era troppo veloce per Tom Glassic (guard) e Martin maltrattò il Left Tackle Andy Maurer. Già alla fine del primo tempo la difesa di Dallas aveva intercettato il QB di Denver Craig Morton (un ex Cowboy) ben quattro volte. Morton e il suo back up, Norris Weese, che giocò per quasi tutto il secondo tempo, completarono in tutto solo 8 passaggi su 25 tentati per un incredibile guadagno negativo totale di -35 yard. Non andò meglio nel gioco di corse, Rob Lytle che fu il “miglior” runner dei Broncos in quella partita portò a casa un misero guadagno di 35 yard in 10 portate. Ne lui ne Armstrong trovarono spazi per le loro corse.

Oltre i quattro intercetti la difesa dei Cowboys recuperò quattro fumble e realizzò quattro sack sui quarterbacks avversari. Il Defensive Back Randy Hughes fu autore di un intercetto e due fumble ricoperti. Ma gli onori della partita furono tutti per Randy White e Harvey Martin che dimostrando tutta la loro potenza  furono nominati ex aequo MVP di quel Super Bowl (unico caso nella storia di due giocatori nominati). I Cowboys erano tornati ed erano più forti che mai.

n.d.t.: grazie alla performance della difesa di Dallas il cui nickname era “Doomsay Defense”, quel Super Bowl viene ricordato col nome di “Doomsday in the Dome”.

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2 Comments

  1. Reply Post By Blu

    Molto bello, articoli come questo andrebbero riproposti nei momenti di depressione collettiva. Grazie Matteo

  2. Reply Post By Massimo

    Grazie x la lezione di storia dei Cowboys, alla prossima puntata.
    Complimenti

    Irvin88

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