Grazie di tutto, Tony !

Quando è arrivato, ci eravamo già arresi alle versioni ottuagenarie, sportivamente parlando, di Vinny Testaverde prima e Drew Bledsoe poi. Bill Parcells c’aveva fatto il lavaggio del cervello, correvano gli anni 2004, 2005 e 2006. Non era il male assoluto, quello l’avevamo vissuto poco prima con Quincy Carter o Chad Hutchinson, ma eravamo come assuefatti alla mediocrità.

C’era chi parlava di questo undrafted, un mezzo messicano, che aveva fatto vedere delle buone cose, ci chiedevamo “sì, ma dove ?” Preseason ? Allenamenti ? Boh, ma c’era il vecchio Jerry che spingeva per farlo giocare, ci avevano anche convinto che il vecchio Jerry fosse il problema, sempre a voler interferire sulle decisioni del coach che invece lui, il coach, sì che ne capiva di football, aveva vinto pure un Super Bowl…. (mica tre…).

Una domenica lo buttarono pure in campo a partita ormai vinta contro i rivali statali di Houston. Primo snap, primo lancio: boom, palla sul profondo e ricezione di Sam Hurd (nella versione pre narcotraffico) a poche yard dalla meta. “Wow, ma allora si può lanciare per più di 10 yard” fu la reazione di tutti i tifosi Cowboys: è come quando scoprivi che con il tuo fifty potevi mettere la quarta marcia, ti sentivi il re del mondo.

Non bastarono quei due lanci a “babbo morto” per fargli conquistare il posto da titolare ovviamente, servì un’altra partita deprimente di Bledsoe per forzare (sia benedetto il vecchio Jerry) il cambio definitivo: la settimana successiva, contro i Giants, ad inizio terzo quarto, Tony Romo iniziava la sua era in maglia Cowboys e lo faceva lanciando un intercetto. Fu proprio in quell’istante che capii (capimmo ?) che sarebbe stato il mio (nostro ?) QB per i successivi 10+ anni, no matter what.

Romo è stato la mia (nostra ?) croce e delizia, ha commesso errori (tanti), ma non ha mai smesso di crederci e farci credere che potesse guidarci verso l’Eden, quel paradiso in terra che si chiama Vince Lombardi Trophy e si manifesta sotto forma di parata per le vie della città. Non ci è andato mai vicino in realtà perché era un eroe triste, perché forse non è stato bravo abbastanza e non sono stati in grado di mettere tutte le tessere al posto giusto al suo fianco, perché forse era destino che non ce la facesse, ma questo non ha diminuito la mia (nostra ?) devozione o fiducia, anzi, l’ha rafforzata, cieca e irrazionale.

Tony Romo è stato un giocatore speciale per questa franchigia, uno il cui talento è stato di gran lunga superiore rispetto ai risultati ottenuti. Siamo caduti con lui quando ci siamo trovati a fissare il muro per ore dopo quello snap maltrattato quando c’era solo da mettere a terra una palla per un FG automatico che ci avrebbe fatto vincere una partita di playoff che mancava da troppi anni e per troppi anni ancora sarebbe mancata, ma con lui ci siamo rialzati e siamo andati a vincere 13 delle 16 partite successive, per poi cadere di nuovo al primo ostacolo da dentro/fuori. E così via.

Ci siamo chiesti se fosse nato prima Romo o i meme a lui dedicati, abbiamo covato per anni una rivincita che però almeno totale non è mai arrivata. Poi per carità di rivincite parziali ne abbiamo avute tante: vorrei ricordare quella dell’8 ottobre 2007, in diretta nazionale, in un monday night contro i Buffalo Bills, quando in 30 minuti di football lanciò 5 intercetti per poi resettare tutto e guidare una delle rimonte e finali di partita più improbabili di sempre (con tanto di 2 point conversion fallita, onside kick recuperato e FG della vittoria allo scadere): up and down, con Tony non ci siamo mai annoiati, mai assuefatti alla mediocrità.

Ecco perché separarci da lui, al di là di chi ne prenderà e ne ha già preso il posto, è doloroso: perché Tony ci lascia con la sensazione che seppur abbia avuto tante chance, qualcosa è rimasto incompiuto, si meritava un altro viaggio, con la squadra se non più forte della sua avventura in maglia Cowboys, sicuramente la più equilibrata, completa, consapevole della propria forza e meglio allenata.

Il suo ultimo lancio in maglia Cowboys (e a quanto pare in NFL) è stato quindi un TD, arrivato nell’ultima giornata di regular season, in un drive giocato per far riposare il nuovo che avanza. È stato un TD lanciato contro gli Eagles, rivale storica in questi anni, contro cui più di una volta proprio alla week 17 è caduto e contro cui conquistò una delle due vittorie ai playoff. È stato un lancio attraverso il tramonto, che parte illuminato dal sole a attera all’ombra della endzone.

Romantico, no ?

Se solo in quella maledetta partita di preseason al terzo o quarto snap della sua stagione si fosse fidato di Ezekiel Elliott, della capacità del rookie di portare i blocchi, e fosse rimasto nella tasca senza scappare e distruggersi nuovamente la schiena…forse oggi staremmo scrivendo altro o forse si sarebbe comunque infortunato lo snap successivo…

La storia non può essere riscritta con i se o con i ma, restiamo con il sapore amaro di un taglio che pone fine alla nostra love story, di un ritiro che (forse?) non ce lo farà più dietro al centro, mentre s’è già presentato con la nuova divisa della CBS: sarebbe stato strano, ma l’avremmo anche accettato con un’altra maglia ancora in campo (magari in AFC). Meritavamo un finale diverso, un finale, che pur percorrendo strade separate, avrebbe visto Dallas e lui continuare entrambi a rincorrere lo stesso sogno.

Grazie di tutto Tony, dei TD e degli intercetti, delle rimonte e dei fallimenti, ti ho dedicato più di 10 anni di tifo, probabilmente quelli più passionali, tra i 20 e i 30, sono state le montagne russe più belle che potessi e potessimo cavalcare ed alla fine ci siamo divertiti.

 

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3 Comments

  1. Reply Post By pald64

    Ciao, Francesco, io ho la sfortuna di avere una ventina di anni più di te e la fortuna di aver vissuto anni entusiasmanti con I Cowboys di Aikman e company, ma non posso che condividere a tutto tondo il tuo articolo. Romo è stata croce e delizia, e probabilmente, tranne in qualche stagione, non aveva nemmeno un contorno degno o dignitoso; quasi sicuramente non è il miglior QB che ha calcato il palcoscenico NFL dell’ultimo decennio, ma credo che noi tutti fans dei Boys gli vogliamo bene; hai ragione a dire che una squadra si ama perchè sa regalarti forti emozioni, sia negative che positive, e in questi anni I Cowboy sono stati proprio quello. Incazzature seguite da partite spettacolari. Non si è vinto, d’accordo, ma se per questo anche I Bills non hanno vinto e hanno giocato Quattro SB…………….il vincere dipende anche da situazioni. Io ritengo che ELI MANNING non sia superior a Romo, ma ha giocato nella squadra giusta al momento giusto. Non si ama una squadra o un giocatore da quanto si vince, ma la si ama (o lo si ama) punto e basta. Avrei volute vederlo in campo anch’io ancora qualche anno, ma già sostituire Simms è un grande risultato, e poi avremo commentator AIKMAN e ROMO dal 2017! Vuoi mettere??? Ciao Paolo

  2. Reply Post By aza

    Ciao Paolo, in effetti Aikman l’ho vissuto ma non come ho vissuto Romo. I miei tempi di Aikman erano quelli dell’adolescenza, i risultati sul televideo (!!) e le partite (poche, a volte solo il SB) registrate da un parente di un amico che aveva Tele+. Romo l’ho vissuto molto di più, nella sua interezza e quindi (benché meno vincente e probabilmente meno forte o solido) l’ho amato ancora di più.

    Su Eli, per me sfondi una porta aperta, anzi già sfondata 😀 a corollario del paragone Eli/Romo aggiungo qua una considerazione sul discorso Hall of Fame che è già partita altrove: per me nessuno dei due è meritevole di entrarci, perché per me l’Hall of Fame è una roba veramente, ma veramente elitaria, se penso a questa generazione che di per sé ha generato QB statisticamente molto validi per via dei cambiamenti del gioco mi vengono in mente Brady, Peyton, Brees, Rodgers, Roethlisberger. Questi ce li metterei, gli altri no.

    Se penso ai Cowboys anni 2000, ci metterei Ware e Witten (e Terrell Owens, ma lui è più trasversale, come squadre intendo…forse non lo sa nemmeno lui con che squadra entrerà, per quello non lo fanno ancora entrare 😀 , probabile SF comunque).

    Ma i buoi della HOF sono scappati da mo’, se Curtis Martin è lì è solo per la mole dei suoi numeri, quindi corre il rischio di finirci anche Romo (non me ne lamenterei eh :D), mentre quasi sicuramente ci finirà Eli.

    Condivido invece la gioia laterale sul fatto che la nuova avventura porta come effetto collaterale la defenestrazione di Simms (almeno dai prime time e dai big match della CBS :D)

  3. Reply Post By Giampi

    Grande Aza, splendido racconto pieno di affetto e romanticismo. Anche per me Tony è stato e resterà una stella (guarda casao ….) che brilla nei ricordi della squadra del cuore, forse ancora di più per quello che io reputo meritasse ma che non ha mai davvero sfiorato (il Grand Ballo, almeno per giocarselo). Condivido in pieno anche le riflessioni su Eli e altri che hanno beneficiato di una squadra giusta al momento giusto (vogliamo ricomprenderci Flacco?) e che non vedo davvero avessero molto più di Tony. Anyway, adesso guardiamo al futuro, sperando che Dak stia in salute per un po’ …

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