C’eravamo tanto amati – A Dez Bryant Chronicle

C’eravamo tanto amati è un film commedia del 1974, diretto da Ettore Scola e interpretato da Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Stefania Sandrelli, Stefano Satta Flores, Giovanna Ralli e Aldo Fabrizi.

C’eravamo tanto amati è stato un programma televisivo di Rete 4 condotto da Luca Barbareschi, che vedeva confrontarsi in ogni puntata a suon di attacchi verbali una coppia in crisi. La trasmissione è stata trasmessa in cinque differenti stagioni dal 1989 al 1994.

C’eravamo tanto amati se lo sono detti venerdì scorso Jerry Jones e Dez Bryant, prima di prendere due strade diverse per ora entrambe incognite.

“Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia e non sa quel che trova” dice il saggio. I Cowboys sanno di aver lasciato andare il leader ogni epoca della franchigia per numero di TD ricevuti: Dez proprio quest’anno aveva superato e staccato di due unità il precedente record di 71 TD di Bob Hayes. Bryant è anche il terzo all-time in maglia Cowboys per numero di ricezioni (531, dietro a Witten 1152 and counting ed a Michael Irvin, 750) e quinto per yard ricevute (oltre ai soliti due Witten ed Irvin, anche Tony Hill e Drew Pearson hanno fatto meglio delle sue 7459 yard).

Oltre ai numeri poi c’è la passione con cui ha vissuto questi 8 anni con la stella sul casco. I suoi modi di fare hanno spesso diviso i critici da divano: “troppo focoso/distruttivo/distraente” e chi più ne ha più ne metta. In realtà Dez è un sanguigno e da buon ricevitore che oltre ad essere dominante sa di esserlo ha sempre vissuto con foga le sue partite e le sue sideline.

L’abbiamo amato e l’abbiamo difeso anche in queste ultime due stagioni e mezzo in cui in realtà le sue prestazioni non sono state all’altezza del suo talento (e soprattutto del suo contratto) ed ora, guardando il roster e cercando di immaginarci il nostro futuro, ci sentiamo un po’ spaesati e soli.

“Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia e non sa quel che trova”, noi al momento possiamo solo sperare di trovare qualcosa dal prossimo draft. In free agency sono arrivati un paio di personaggi più o meno interessanti (rispettivamente Allen Hurns e Deonte Thompson). Il reparto considerando anche Terrance Williams e il duo Beasley/Switzer manca di una vera star. Hurns sulla carta ha quelle caratteristiche di ricevitore fisico che era Bryant, ma 1) fatica a stare sano e 2) non ha mai avuto una produttività sostanziosa. Insomma la parafrasi “fatte le debite proporzioni” qua assume un ruolo piuttosto significativo: Hurns non può essere il sostituto di Bryant pur ricordandone alcune caratteristiche, al massimo può mettere un po’ di pepe al culo a Williams.

Quindi non ci resta che sperare di avere dal draft un nuovo giocattolo a cui affezionarci: so che in molti mock attorno alla nostra scelta potrebbe essere ancora disponibile il primo ricevitore di questa classe (che non sembra delle più entusiasmanti per il ruolo), ovvero l’ex Alabama Calvin Ridley, ma io ho deciso su basi per lo più estemporanee ed aleatorie che il giocatore da prendere o alla 19 o facendo trade down debba essere Courtland Sutton. Sì, lo so che molte previsioni lo danno addirittura al secondo giro, ma ho detto aleatorie/estemporanee, non sono mica esperto io.

Curioso inoltre che i Cowboys quanto i Ravens (che sceglieranno un paio di pick prima del nostro) potrebbero andare su un WR che è un po’ la stessa situazione che si presentò (qualche pick più tardi) proprio nel 2010 quando Dallas salì prima di Baltimore per anticipare la chiamata di Bryant (poi con Dez fuori dalla board a Baltimore decisero di accettare la trade up dei Broncos che salirono per selezionare Tim Tebow). Quest’anno potrebbero essere proprio loro a scegliere Ridley e costringere i Cowboys ad una strategia diversa, perché al di là del mio infatuamento per Sutton, bisogna comunque sempre ricordare che questa squadra ha dannato bisogno di talento sano in difesa e che soprattutto il draft non dura un giro soltanto.

E Bryant? Costretto a lasciare la strada vecchia per la nuova, che futuro avrà? Come già accennato qualche riga fa e soprattutto come già scritto da Roberto in tempi non sospetti (“All eyez on Dez”), Dez non meritava più quel contratto: la striscia (ancora aperta) di partite con meno di 100 yard ricevute è arrivata a quota 23. La macchina pressoché perfetta di TD che avevamo conosciuto nelle prime 5 stagioni (56 TD), si è inceppata (17 nelle ultime 2 stagioni e mezzo).

Nel frattempo sono cambiate 2/3 cose: 1) ha firmato il contrattone, 2) ha subito un infortunio dal quale non è mai tornato atleticamente quello di prima, 3) l’attacco dei Cowboys è cambiato. Quale delle 3 abbia avuto peso maggiore lo scopriremo l’anno prossimo dove 1) vedremo quale contratto firmerà e comunque se prima si è un po’ seduto a livello motivazionale, questo taglio è stato una bella scossa emotiva per lui, 2) se dovesse continuare a far fatica forse il problema fisico e la sua incapacità di creare separazione non era del tutto colpa del nuovo attacco ed appunto 3) cambiando squadra e tornando a fare bene significherebbe che sulle sue ultime due stagione ha pesato soprattutto una certa incompatibilità con Dak Prescott, QB molto diverso (e molto meno “talentuoso” del predecessore Romo) che mal si abbina al dover lanciare con anticipo sulle tracce e su finestre strette, entrambe il pane quotidiano del gioco di Dez Bryant.

E torniamo al “c’eravamo tanti amati”, perché venerdì assieme alla separazione son volati anche gli stracci, via twitter, con il WR che ha messo in pubblica piazza tutto il suo malumore e tutta la sua sete di rivincita: “ci rivedremo presto, 2 volte all’anno”, Dez vuole restare in division, al momento l’unica squadra con spazio salariale (17 milioni liberi) per poter assorbire uno dal suo peso economico (25? 30? in 2 anni) è Washington, che però pare si sia detta non interessata; l’ultima suggestione (spinta da Dez sempre via twitter) è quella di giocare in coppia con Odell Beckham, ma qua i milioni disponibili al momento sono solo 5, bisognerebbe fare i salti mortali (e converrebbe?); a Phila poi dopo il rinnovo di Jeffery dal punto di vista “tattico” forse avrebbe ancor meno senso e da quello economico sarebbe quasi incomprensibile (al momento non ci sono nemmeno i soldi per firmare i rookie).

Fosse costretto a mettere da parte le smanie di vendetta (che tra l’altro portano anche male…), Bryant dovrebbe “accontentarsi” di firmare per squadre come San Francisco (un po’ come T.O. ma al contrario), Baltimore (sarebbe un cerchio che si chiuderebbe, come detto prima), Houston (resterebbe in Texas, quest’anno poi è previsto anche il “derby”), Seattle, Arizona, Jacksonville, Carolina e la suggestiva New England. Insomma le strade possibili non mancano.

Sarà curioso e strano vederlo giocare con un’altra maglia, Dez in fondo appartiene alla classe dei Romo, dei Witten e dei Ware, gente di talento sopraffino (alcuni saranno anche Hall of Famer….) che però non è riuscita per demeriti propri ma non solo ad ottenere i giusti riconoscimenti in fatto di vittorie con Dallas, anche parziali (un championship, la partecipazione ad un Super Bowl). Il parallelo con Romo poi è molto calzante: ad entrambi è sempre mancata la giocata decisiva, vuoi per sfortuna, vuoi per incompiutezza. Quante volte gli abbiamo visto sfuggire la palla in caduta, mancare il secondo piede in campo per mezzo centimetro o un’unghia della mano?! Tante, forse anche troppe, considerando appunto il livello eccelso del giocatore.

E come non citare “The (not) catch”: Divisional Playoff della stagione 2014, Lambeau Field, Green Bay è appena passata in vantaggio per 26 a 21 dopo essere stata dietro nel punteggio per quasi tutta la partita, l’America aspetta l’intercetto di Tony Romo, ci sono i meme che scalpitano nelle bozze di migliaia di profili twitter, Dallas si trova a giocare un 4th&2 sulle 32 yard di Green Bay, meno di 5 minuti dal termine. Come è andata lo sapete e lo sappiamo tutti, anche perché a proposito di meme, “Dez Caught It” ad anni di distanza ancora tormenta di tanto in tanto le nostre timeline sui social.

Quell’azione è la sintesi della carriera di Romo e di Bryant (in maglia Cowboys), questione di centimetri, anzi di millimetri, di una regola che nel frattempo è stata cambiata, ma che ovviamente non può essere retroattiva. Da quella non ricezione la carriera di Dez ha preso una brutta piega, da lì sono iniziati i due anni e mezzo onestamente deludenti di cui sopra, peraltro in una post season in cui Dallas sembrava veramente aver “clickato” al momento giusto, sembrava una squadra in missione come poche altre volte si era avuto la stessa sensazione negli ultimi 10 anni, e invece no, sliding doors: chissà, l’avesse veramente presa ora invece che “C’eravamo tanto amati” mi sarei trovato qui, davanti al mio PC ad iniziare un pezzo per True Blue Blog con “Stranamore”…

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