Cowboys 24 – Bears 31 – Comfortably Numb

Si dice che una volta toccato il fondo non puoi che risalire. A me capita di cominciare a scavare.
(Freak Antoni – Skiantos)

Certo pensavamo di aver toccato il fondo con una prestazione a dir poco anestetizzata nella sfida casalinga del Thanksgiving day contro I Bills. Certo eravamo speranzosi che una settimana fatta di umiliazioni, richieste di grandi e piccoli cambiamenti e chiamate in causa di tutta l’organizzazione a prendersi le proprie responsabilità, servisse a risvegliare l’orgoglio ferito di tutti, giocatori, allenatori e front office. Una chiamata alle armi per una partita da giocare di fronte ad un’audience nazionale a cui dimostrare che no, l’Americas Team è ferito ma non morto, contro una squadra 6-6 che navigava nella nostra stessa mediocrità, con un attacco se possibile tra i peggiori della NFL. Un’occasione per rimettere le cose a posto anche da parte del nostro attacco, per tornare a dimostrare di poter essere un reparto tra i migliori della Lega. Personalmente dopo tanti anni in cui seguo questa squadra e in più di un decennio di cui ne scrivo, sono sempre restio ad affermare di aver toccato il fondo, perché ho imparato che si può sempore cominciare a scavare, ed è esattamente quello che ho visto fare ai Dallas Cowboys Giovedì notte al Soldiers Field di Chicago.

Ad un certo punto, più o meno a metà partita il tabellino degli ultimi 5 drives offensivi dei Cowboys recitava: 3 and out, 3 and out, FG sbagliato, 3 and out, 3 and out. Dall’altra parte TD, FG, TD, TD. Come nel 2010 a Green Bay con quello di Wade Phillips, era evidente che il cadavere di Jason Garrett non solo era ormai in rigor mortis, ma già cominciava a puzzare. Wade Phillips fu accomodato alla porta il mattino seguente, e non riesco oggi a trovare anche solo un valido motivo per cuio Jason Garrett abbia ancora in tasca le chiavi del suo ufficio. Garrett è un “dead man walking” che probabilmente non ha abbandonato credo e speranza, ma è lampante a chiunque che chi dovrebbe dare il sangue per lui, non lo sta più seguendo, non ha la benché minima fiducia e voglia di immolarsi in battaglia per lui. E lo sa perfettamente anche colui che dirige questo Circo, anche lui ha già cominciato le auditions per il prossimo anno e sare pronto a scommettere che uno dei due Coach che alleneranno la finale della Big 12 al Cowboys Stadium stasera, sarà sulla sideline dei Cowboys il prossimo anno.

Il punto in cui siamo lo conosciamo, troppe volte lo abbiamo raggiunto in queste ultime 9 stagioni. Gli applausi sulla sideline ormai non li sente più nessuno, e i meme che una volta ci divertivano ormai non fanno che deprimerci ulteriormente. I Cowboys avevano la chance di salvare la loro staguione guiovedì, ma come altre volte quest’anno sono durati 8 minuti, Rocco Siffredi di solito fa molto meglio di così. Da quel momento alla fine della partita il numero di placcaggi mancati, passaggi droppati, blocchi mancati ed erro vari ed assortiti, non si contano e hanno lasciato questa squadra senza nemmeno più la voglia di lottare. Ormai la collezione di orrori prosegue, ed è difficile eleggere la prestazione peggiore, la figura peggiore.

La scorsa settimana Jerry Jones ha spiegato perché non avrebbe licenziato il suo allenatore ora ai giornalisti, riferendosi al fatto che così avrebbe ammazzato ogni ambizione di titolo per il 2019…roba da spanciarsi dalle risate o da tagliarsi le vene, vedete voi. Oggi mi viene da dire che forse è esattamente l’opposto, se vogliamo avere una possibilità serve un cambiamento drastico subito, qualcosa che dia una scossa ad un ambiente ormai in stato comatoso, “comfortably numb” direbbero i Pink Floyd. Fuori dalle palle Jason Garrett, fare ben chiaro a tutti che le cose stanno cambiando, certo oggi sarebbe una soluzione temporanea, ma la data di scadenza su questo obbrobrio di gestione è ormai passata da tempo, da almeno tre anni secondo me, ora non si può più riciclare nulla, va tutto buttato nel cesso e tirato lo sciacquone.

Non mi aspetto che succeda ora, sia chiaro, tutto seguirà il suo corso e avremo un nuovo Coach per la nuova stagione. Ed è un peccato, perché ora ci aspetta un finale di stagione ancora, se possibile, più umiliante, con sotto l’albero di Natale una sconfitta a Philadelphia che ci toglierà i playoff e li regalerà ai nostri odiati nemici sportivi. Servirebbe girare pagine, e chi vada al posto di Garrett ora non sarebbe importante, Marinelli, Richard, Kitna, Marc Taccone, è lo stesso, tanto nessuno di questi sarà l’HC per il prossimo anno, sarebbe importante il messaggio.

La nave sta affondando e un appiglio per la salvezza è urgente, serve ora, ma come altre volte in passato pensavamo di aver toccato il fondo e ci siamo ritrovati a scavare, cosa che a quanto pare poco importo all’uomo nel luxury box che come in passato afferma di avere un piano dal quale non intende deviare. Amen.

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