31 Dicembre 1967: The Ice Bowl

La finale del 1967 fu la 35ma del campionato della NFL. Il vincitore della gara avrebbe disputato il Superbowl II contro i campioni della American Football League. La gara si disputò l’ultimo giorno dell’anno del 1967 al Lambeau Field di Green Bay, Wisconsin davanti a 50.861 spettatori Si affrontavano i Green Bay Packers di coach Vince Lombardi e i Dallas Cowboys di coach Tom Landry, entrambi futuri membri della Hall of Fame della NFL. La gara fu la rivincita della finale dell’anno precedente; i Packers venivano da due titoli consecutivi 1966 e 1967 [1].

I texani venivano da una stagione con un record di 9-5 ed avevano vinto il divisional playoff facendo un sol boccone dei Cleveland Browns 52-14. Green Bay dal canto loro avevano avuto un record stagionale di 9-4-1 ed una vittoria nel divisional playoff sui Los Angeles Rams 28-7. L’anno precedente le due squadre si erano incontrate al Cotton Bowl di Dallas e i Packers avevano vinto 34-27.

Quella volta, nonostante il qb dei Packers, Bart Starr, avesse lanciato quattro passaggi da TD, la partita era stata decisa da un intercetto del db Tom Brown su un passaggio di Don Meredith (qb di Dallas) ad un quarto tentativo sulle due yards di Green Bay.

Le condizioni climatiche erano apparse proibitive sin dal primo momento. Il termometro registrava  una temperatura di -26°C. La banda che doveva esibirsi prima della partita e nell’intervallo ebbe diversi problemi, gli strumenti di legno si congelarono e quelli metallici si attaccarono alle labbra dei musicisti, mentre alcuni membri furono trasportati in ospedale per ipotermia. Frank Gifford che era nella cabina dei telecronisti disse in diretta Nazionale “Ho appena dato un morso al mio caffè”.

Quando l’arbitro diede il fischio di inizio il fischietto gli rimase attaccato alle labbra. Il tentativo di toglierlo portò via la pelle e le labbra cominciarono a sanguinare ma il sangue si congelò quasi subito. Per il resto della gara gli arbitri non usarono i fischietti e si servirono solo di comandi verbali. Il RB Don Perkins ricorda “Non ricordo particolari giochi della partita, ricordo solo una costante sofferenza. La battaglia più grossa non fu in campo, ma a bordo campo per accaparrarsi i posti vicino alle stufette. La partita in generale fu giocata ad una velocità dimezzata, scivolavano tutti come se fossimo a Holyday on Ice” Per il DT Bob Lilly “Fu l’unica partita che io ricordi in cui non contava il risultato, ma sopravvivere”.

Già nel primo quarto i Packers balzarono a condurre per 14-0 grazie a due passaggi da touchdown del qb Bart Starr per Boyd Dowler rispettivamente da 8 e 46 yards, prima che la difesa dei Cowboys cominciasse a mettere la giusta pressione oltre la linea di scrimmage.

Nel secondo quarto la famosa “Doomsday Defense” di Dallas costrinse l’attacco avversario a due fumble (alla fine la difesa texana collezionò 8 sacks), nel primo, il defensive end George Andrie, recuperato un fumble di Starr, lo riportò per 7 yards in TD accorciando lo svantaggio, 14-7.

Grazie al secondo fumble, pochi minuti dopo, Danny Villanueva , con un field goal di 21 yards, riduceva il margine a 14-10.

Su questo punteggio le due squadre andarono al riposo.

Nel terzo quarto nessuno riuscì a varcare la end zone avversaria e i due qb ebbero non pochi problemi a causa del freddo che causò diversi fumble e impedì di fatto un gioco aereo degno di questo nome, e lo stesso Meredith fu protagonista di un curioso aneddoto, nel suo huddle mentre chiamava il gioco si accorse che nessuno capiva quello che diceva, dopo avere provato a ripeterlo alcune volte, fu chiaro che aveva difficoltà ad articolare le parole perché il freddo gli aveva bloccato la mandibola.

Nel terzo quarto, finalmente, la partita si sbloccò, quando l’halfback dei Cowboys, Dan Reeves con un option-pass pescò, con un passaggio da 50 yards, Lance Rentzel. Ricorda Reeves “Coach Landry aveva tre o quattro giochi bizzarri, quelli che chiamava Trick Plays, nel suo game plan tutte le settimane, e su quello ci stavamo lavorando da 3 o 4 settimane. La chiamata fu comunque di Meredith. Era il primo gioco del 4° quarto e avevamo chiamato una marea di giochi di corsa, così Don pensò di utilizzare questa Option, per sfruttare l’eccessiva aggressività dei Linebackers. Ebbe ragione, funzionò perfettamente”

Dopo il punto addizionale di Chandler, Dallas si trovò in vantaggio 17-14.

C’era rimasto poco tempo sul cronometro e l’attacco dei Packers non aveva fatto più niente di apprezzabile per tre quarti.

A quel punto, glaciale come la temperatura sul terreno, Starr prese in mano la sua squadra e la guidò per 11 giochi e 67 yards fino alla uno yard di Dallas. Con solo 13 secondi rimasti da giocare e nessun time-out, Starr scelse di seguire il suo cuore e la sua line offensiva. Nonostante la presenza di giocatori del calibro del tackle Forrest Gregg e del centro Jim Ringo (16 presenze al Pro Bowl in due), Starr optò di correre uno sneak dietro la guardia Jerry Kramer. Quando emerse dal nugolo di uomini nella end zone, Starr e i Packers avevano vinto il loro quinto Championship in sette anni.

Dopo la partita, il coach Vince Lombardi disse: “Avremmo potuto calciare per impattare il risultato, ma questo avrebbe significato costringere gli spettatori al congelamento durante l’overtime”. Landry invece dichiarò “Era una chiamata stupida. Ma ora è una grande giocata”. Questa partita divenne famosa come “The Ice Bowl”.

Il gioco conservativo, ma efficace, di Lombardi avrebbe, due settimane dopo, portato i Packers alla vittoria nel Superbowl numero due contro gli Oakland Raiders per 33-14 nell’assolata Miami. Fu questa l’ultima partita di Lombardi come allenatore dei Packers, nel ’68 fu il loro GM e nel ’69 passò ai Redskins per ritirarsi a fine stagione, e morire nel 1970 per le conseguenze di un cancro al Colon. Nel 1968 Tom Landry parlava così del suo rivale sulla rivista SPORT “Quello che dovevi fare contro Lombardi era giocare duro ed eseguire bene, e dovevi credere di poterlo battere. Persino nell’Ice Bowl, dove eravamo una squadra più forte, i Packers ci batterono all’ultimo gioco su una QB sneak. Il suo sistema non era innovativo. Era basato sulla forza, sull’intensità e sui fondamentali del football. La sua forza non risedeva nel sistema, ma nella sua capacità di portare i giocatori a dare il massimo, a fare persino meglio di quello che erano convinti di poter fare. Nessuno che io abbia conosciuto era meglio di Vince a fare ciò”

Questa gara segnò la fine di un’epoca. Fu l’ultima volta in cui la finale del campionato NFL fu considerata più importante del Superbowl. L’anno successivo i New York Jets (AFL) di Joe Namath sconfissero a sorpresa i Baltimore Colts portando piena legittimità alla American Football League. La NFL, da allora non ha mai assegnato il Superbowl a città dal clima freddo con stadi scoperti; il MetLife Stadium nel New Jersey sarà il primo il prossimo 4 febbraio 2014.



[1] Ricordiamo che il Superbowl per come lo conosciamo oggi fu istituito a partire dal campionato del 1966. Fino ad allora, di fatto si disputavano due campionati differenti fra le due leghe NFL ed AFL e solo dal 1966 si decise di stabilire un campione assoluto facendo incontrare i due team vincenti. Il championship della NFL, proprio per il maggiore prestigio della lega che rappresentava veniva fino ad allora considerata la vera finale. Le barriere fra le due leghe furono definitivamente abbattute nella stagione 1970 quando NFL ed AFL divennero National Football Conference ed American Football Conference confluendo in un’unica lega, la attuale National Football League.

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